Il prepping (termine che deriva dall’inglese to prepare, prepararsi) non è una paranoia da film, ma una forma evoluta di buonsenso.
In sostanza, il prepping è la logistica preventiva applicata alla vita quotidiana: si tratta di organizzarsi oggi per poter sussistere domani, nel caso in cui una catastrofe o un’emergenza interrompano la normalità a cui siamo abituati.
In sostanza, il prepping è la logistica preventiva applicata alla vita quotidiana: si tratta di organizzarsi oggi per poter sussistere domani, nel caso in cui una catastrofe o un’emergenza interrompano la normalità a cui siamo abituati.
Ecco una descrizione dettagliata di cosa significa davvero fare prepping, suddivisa nei suoi pilastri fondamentali:
1. Prepping vs Survivalismo: la differenza fondamentale
Molti confondono queste due discipline, ma c’è una distinzione netta. Il survival si occupa tipicamente della gestione dell’immediato “durante” (come sopravvivere a un naufragio o se ci si perde nei boschi), spesso in un’ottica individuale e in ambienti ostili.
Il prepping, invece, si focalizza sul “prima” e sul “dopo”. Il prepper non è necessariamente qualcuno che si perde nella giungla; è una persona che intende rimanere nel proprio ambiente (la propria casa o città) anche quando questo muta drasticamente a causa di crisi economiche, pandemie, disastri naturali o collassi dei servizi pubblici.
Il prepping, invece, si focalizza sul “prima” e sul “dopo”. Il prepper non è necessariamente qualcuno che si perde nella giungla; è una persona che intende rimanere nel proprio ambiente (la propria casa o città) anche quando questo muta drasticamente a causa di crisi economiche, pandemie, disastri naturali o collassi dei servizi pubblici.
2. La mentalità del prepper: “Spera nel meglio, preparati al peggio”
Il vero prepping parte dalla testa.
Si basa sul superamento del cosiddetto “pregiudizio di normalità” (normalcy bias), ovvero la tendenza umana a credere che, poiché non è mai successo nulla di grave, non succederà mai nulla.
Si basa sul superamento del cosiddetto “pregiudizio di normalità” (normalcy bias), ovvero la tendenza umana a credere che, poiché non è mai successo nulla di grave, non succederà mai nulla.
• Responsabilità: Un prepper accetta la responsabilità della propria sopravvivenza e di quella dei propri cari, senza fare affidamento esclusivo sui soccorsi governativi, che in caso di grandi catastrofi potrebbero impiegare giorni o settimane ad arrivare.
• Ottimismo pratico: Contrariamente a quanto si crede, i prepper sono spesso le persone meno spaventate, perché sanno di avere un piano e le risorse per affrontarlo.
3. I pilastri operativi
Essere un prepper non significa solo “comprare roba”, ma costruire un sistema di autosufficienza relativa che poggia su diversi elementi:
• Scorte materiali (L’hardware): Accumulare acqua (fondamentale, dato che si sopravvive solo tre giorni senza), cibo a lunga conservazione che la famiglia consuma abitualmente, medicinali di base e fonti di calore o energia alternative. L’obiettivo è avere un’autonomia iniziale di almeno 72 ore, per poi puntare a settimane o mesi.
• Competenze (Il software): La conoscenza non occupa spazio nello zaino e non scade. Il prepping include l’apprendimento di abilità manuali: primo soccorso, riparazioni meccaniche o idrauliche, capacità di coltivare piccoli orti o tecniche di potabilizzazione dell’acqua.
• Piani d’azione: Avere piani chiari per diversi scenari: “Bug-in” (barricarsi in casa) o “Bug-out” (evacuare verso un luogo più sicuro). Questo include avere una Bug-out Bag (BOB), uno zaino pronto con l’essenziale per sopravvivere 72 ore lontano da casa.
4. Un approccio per tutti i budget
Un errore comune è pensare che il prepping sia un’attività per ricchi che costruiscono bunker lussuosi.
In realtà, il prepping efficace è incrementale: si può iniziare con 5 euro in più di spesa a settimana per mettere da parte acqua e scatolame, sfruttando gli spazi “morti” degli appartamenti in città. Si tratta di ottimizzare le risorse che già si hanno per ottenere il massimo beneficio con il minimo sforzo economico.
In realtà, il prepping efficace è incrementale: si può iniziare con 5 euro in più di spesa a settimana per mettere da parte acqua e scatolame, sfruttando gli spazi “morti” degli appartamenti in città. Si tratta di ottimizzare le risorse che già si hanno per ottenere il massimo beneficio con il minimo sforzo economico.
5. La dimensione sociale
Sebbene l’immagine stereotipata sia quella del “lupo solitario”, il prepping è spesso un’attività corale e familiare.
Un gruppo coeso o una rete di vicinato preparata ha probabilità di sopravvivenza e di ricostruzione post-disastro molto più elevate rispetto a un individuo isolato.
Un gruppo coeso o una rete di vicinato preparata ha probabilità di sopravvivenza e di ricostruzione post-disastro molto più elevate rispetto a un individuo isolato.
In definitiva, il prepping è un viaggio di autoconsapevolezza e resilienza.
È un modo per guardare al futuro non con terrore, ma con la freddezza di chi ha studiato i rischi e ha deciso di non farsi trovare impreparato.
È un modo per guardare al futuro non con terrore, ma con la freddezza di chi ha studiato i rischi e ha deciso di non farsi trovare impreparato.
Come diciamo spesso in questo campo: “È meglio avere e non aver bisogno, che aver bisogno e non avere“.
