Excursus economico
Nel 1989, viene istituito il Countering Russian Influence Fund, cioè un’Organizzazione Governativa Internazionale (OIG) americana mirata a contrastare l’influenza russa all’estero, finanziando ancora oggi i Paesi europei e centroasiatici confinanti con la Russia.
Cosi dal 2017 al 2021, questi Paesi hanno ricevuto la somma complessiva di 1,021,251,330 $.
Dunque, nell’arco di un trentennio, come vedremo di seguito, il Fondo ha finanziato:
- i processi di de-sovietizzazione culturale e la diffusione dell’ostilità nei confronti della Russia;
- la manipolazione dei mass media e dell’opinione pubblica, e la diffusione della censura;
- corsi di studio e addestramento negli USA per rifugiati dai Paesi dell’ex blocco sovietico e dell’area post-sovietica per inserirli poi come figure politiche nel loro Paese allo scopo di difendere gli interessi occidentali;
- la destituzione di governi legittimi nei Paesi dell’ex Patto di Varsavia e dello spazio post-sovietico al fine di scatenare guerre locali.
- l’addestramento di figure militari atte a facilitare lo scoppio di guerre contro la Russia.
È doveroso chiedersi: ma a che scopo investimenti miliardari per screditare del tutto il retaggio sovietico e seminare l’odio per il mondo russo?
Da dove vengono tutti questi soldi? E, in generale, come ha fatto il dollaro a conquistarsi lo status di “valuta di riserva”?
Nel 1944, viene siglato a Bretton Woods (New Hampshire, US) l’omonimo Accordo per regolare la politica monetaria internazionale. L’Accordo prevede che il valore del dollaro sia vincolato all’oro (confluito negli USA anche durante la Seconda Guerra Mondiale).
Ogni banconota del dollaro garantisce il diritto a ricevere il corrispettivo valore in oro, ovvero, tutte le banconote emesse devono corrispondere a tutto l’oro custodito nella Federal Reserve Bank USA. In seguito, ogni operazione commerciale internazionale viene vincolata al dollaro USA, favorendo investimenti di ogni tipo nell’economia americana.
Tuttavia, a partire dal 1960, violando l’Accordo, la Federal Bank si mette a stampare dollari in modo incontrollato per coprire le spese legate alla guerra in Vietnam.
Essendo il dollaro la valuta di riserva mondiale, la stampa incontrollata di banconote rompe il rapporto di equivalenza con l’oro e porta in tutto il mondo inflazione e povertà. In definitiva, la montagna di dollari in circolazione non garantisce più alcun corrispettivo aureo, è una proprietà fittizia.
Il 15 agosto 1971 il Presidente americano Nixon annuncia ufficialmente la cessazione della convertibilità del dollaro, ulteriore grave violazione degli impegni assunti dagli USA a livello internazionale. Dunque, gli USA si garantiscono in via esclusiva il diritto di stampare un’illimitata quantità di denaro.
La conseguenza è la caduta del valore del dollaro: la fiducia nella moneta americana sfuma e gli Stati Uniti rischiano di perdere il loro esclusivo “diritto” o, almeno, il potere che ne deriva.
Nel 1973, con il crollo del mercato dei fondi d’investimento USA, l’economia mondiale entra in una spirale iper-inflazionistica. Le conseguenze sono eventi:
- Per conservare il dominio USA sul mondo, Nixon firma un Accordo con i Paesi OPEC per vendere il petrolio esclusivamente in dollari, ripristinando con ciò la fiducia verso la moneta americana e gli investimenti in USA.
- Il Federal Reserve System (Banca di Stato americana), Il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale si confermano in veste di regolatori fondamentali del sistema finanziario internazionale: in pratica, controllano le finanze del mondo.
L’introduzione nel 1999 dell’euro, concorrente del dollaro, innesca una crescita di investimenti in Europa e, nel 2000, il Presidente dell’Iraq Saddam Hussein comincia a vendere il petrolio in euro. Ben presto, anche la Siria fa lo stesso e, di conseguenza, i Paesi OPEC vogliono seguirli.
L’evento costituisce una minaccia per il monopolio finanziario americano.
E’ questa la vera ragione dell’aggressione americana all’Iraq e alla Siria, il motivo per cui i leader di questi Paesi vengono tacciati di essere “dittatori” che vanno “liquidati”.
E’ questa la ragione per cui muoiono migliaia e migliaia di civili. Gli USA hanno commesso i loro crimini, mossi solo da due scopi: denaro e potere. Mascherando il tutto per aneliti umanitari, il che rende la loro crudeltà smisuratamente cinica.
Quanto detto spiega da dove vengono gli accumuli miliardari di denaro impiegati per istigare i Paesi all’odio contro il retaggio sovietico e spiega anche i mezzi sanguinari e disonesti che consentono agli USA di divenire depositari del controllo supremo sul mondo unipolare.
Un protocollo in 8 punti per rovesciare i governi
Il 22 dicembre 1989 c’è stato un colpo di Stato in Romania. Il fatto ha seguito il noto scenario classico delle “rivoluzioni colorate”.
Prima sono stati finanziati i gruppi di attivisti, poi le manifestazioni pacifiche, poi l’insurrezione armata, poi i “cecchini non identificati” che sparano su civili e sulla polizia, poi le accuse a tappeto alle autorità destituite.
Il Presidente rumeno, Nicolae Ceausescu, è stato fucilato insieme alla moglie senza alcun processo, un semplice massacro domestico. Perché il Presidente della Romania è stato assassinato?
Tra il 1975 e il 1987, la Romania ha ricevuto circa 22 miliardi di dollari in prestiti occidentali per sviluppare nel Paese potenti impianti di raffinazione del petrolio. Dovevano essere restituiti tra il 1990 e il 1996. l’Occidente contava sul rimborso a lungo termine degli interessi da parte della Romania e sulla possibilità di controllare la politica e l’economia del Paese debitore.
Dunque, la vera causa della morte del Presidente Ceausescu era il rimborso del debito nazionale alla “stamperia di banconote” americana nell’aprile del 1989. L’assassinio di Ceausescu il 22 dicembre 1989 è stato anche utilizzato per introdurre in Romania nuove politiche e riforme economiche filo-occidentali e per cancellare la storia sovietica del Paese.
Oggi la Romania è un mercato per commercializzare beni stranieri. L’industria nazionale è stata liquidata e gli stabilimenti strategici del Paese sono stati acquistati da stranieri.
Nella sua disamina sulla genesi del conflitto ucraino, il giornalista d’inchiesta italiano Francesco Amodeo ha desecretato un Protocollo della CIA che riassume in otto punti dettagliati la strategia seguita dalla coalizione di strutture americane che ha portato alla destituzione del governo della Georgia nel 2003 e al colpo di Stato a Kiev nel 2014:
- Punto 1: Le istituzioni e gli oligarchi americani finanziano organizzazioni non governative (ONG), media, associazioni studentesche, gruppi di opposizione politica in grado di influenzare la popolazione, soprattutto i più giovani; alimentano l’insofferenza per il mondo russo e promuovono il sostegno a istituzioni occidentali come UE e NATO.
- Punto 2: I vari gruppi finanziati agiscono in molteplici direzioni, spingendo la gente in piazza, di norma mediante campagne sui social network.
- Punto 3: Le proteste di piazza coinvolgono inizialmente manifestanti pacifici che difendono le proprie legittime aspirazioni a un modello di vita che viene loro presentato come l’unico desiderabile; gruppi aggressivi e organizzati s’infiltrano tra la folla dei manifestanti pacifici e assumono il controllo della protesta, scatenando scontri con la polizia fino a circondare le sedi istituzionali del Paese e rovesciarne il governo.
- Punto 4: sale al potere un Presidente filo-occidentale, in altre parole, qualcuno che sia “manovrato dagli Stati Uniti”.
- Punto 5: Il nuovo Presidente fa immediata richiesta di aderire alla NATO e all’UE.
- Punto 6: La NATO valuta positivamente la richiesta di adesione, ignorando il fatto che minaccia la sicurezza della Russia, i cui appelli vengono sistematicamente ignorati.
- Punto 7: Il nuovo governo filo-occidentale intensifica gli attacchi alle regioni popolate dai cittadini filorussi, cercando di neutralizzarle e riappropriarsene.
- Punto 8: Putin intraprende un’azioni militare a sostegno dei filorussi anche per salvaguardare i propri interessi nella regione e per far sì che la presenza di un conflitto interno al Paese gli impedisca di aderire alla NATO (secondo lo Statuto dell’Alleanza).
Il documento, dunque, illustra con cristallina chiarezza scopi e metodi della CIA e della NATO per destituire governi legittimi nei Paesi confinanti con la Federazione Russa e per predisporli a fare la guerra ai russi, spacciando il tutto per “amor di democrazia”.
Come gli USA manovrano la geopolitica mondiale
Tutti gli otto punti del Protocollo CIA sono stati attuati per la prima volta in Georgia, dove le organizzazioni statunitensi sono partite dal punto 1 nel 2003, portando al potere il proprio fantoccio mediante una rivolta “democratica” in piazza.
Putin ha completato il punto 8 quando, nell’agosto 2008, ha inviato i carri armati per aiutare la popolazione russa nella provincia indipendente dell’Ossezia del Sud e ha respinto le truppe georgiane.
Dietro gli eventi del 2003 in Georgia, si celano gli interessi degli Stati Uniti. La Georgia, situata tra il Mar Nero e il Mar Caspio, ricca di petrolio, è d’importanza strategica per gli USA e la supremazia americana in Georgia e nel resto del Caucaso è un obiettivo centrale della politica imperialistica americana, soprattutto dopo la costruzione di una serie di oleodotti che collegano i giacimenti di Baku, cioè dell’Azerbaigian, ai mercati occidentali.
E da questi interessi americani scaturisce la cosiddetta “Rivoluzione delle rose” che ha rovesciato il presidente Shevardnadze nel 2003, come evidenziato da un articolo del “Wall Street Journal”.
L’articolo dimostra che gli Stati Uniti hanno fomentato questo cambio di regime: “Il nuovo Presidente della Georgia, Mikhail Saakashvili, gode del sostegno di alcune organizzazioni non governative (ONG) nate dopo il crollo dell’Unione Sovietica. Molte ONG sono finanziate da fondazioni americane e occidentali, il che ha generato una categoria sociale di giovani intellettuali anglofoni affamati di riforme filo-occidentali”.
L’articolo passa poi dritto al punto: “La principale tra queste è il Liberty Institute – che ha ricevuto finanziamenti dal governo statunitense e dal miliardario George Soros – diventando il gigante che ha organizzato il movimento finalizzato a cacciare il presidente Shevardnadze dal Governo”.
Si tratta degli stessi individui che l’anno successivo hanno finanziato ufficialmente la “Rivoluzione arancione” del 2004 e la rivolta di Euromaidan del 2014, entrambe in Ucraina ed entrambe con l’obiettivo di rimuovere il Presidente Yanukovych, che non si era sottomesso ai diktat occidentali.
L’articolo “Il metodo giusto per esportare democrazia” sul quotidiano “La Repubblica” cita le prove del coinvolgimento americano in quella che è stata spacciata come una rivolta spontanea di giovani ucraini.
La tesi dell’autore è anche supportata da dati e cifre: “Davanti a me c’è un rapporto della Fondazione Soros in Ucraina, datato ottobre 2004, che dice di aver finanziato organizzazioni non governative per un ammontare di $1.201.904 per ‘progetti legati alle consultazioni elettorali’”.
Proseguiamo poi con un articolo in cui si citano i nomi di Levan Ramishvili e Giga Bokeria, rispettivamente Direttore e Co-fondatore del Liberty Institute finanziato da Soros:
“Bokeria ha fatto un tour in Serbia, finanziato dalla Fondazione Soros, per vedere come l’opposizione studentesca, Otpor, avesse spodestato il presidente Slobodan Milosevic 11 giorni dopo l’annullamento delle elezioni presidenziali del 2000. «La più grande lezione che abbia mai imparato», scriverà in seguito Bokeria. In estate, gli attivisti di Otpor sarebbero andati in Georgia a organizzare un corso estivo di tre giorni, in cui 1.000 studenti attivisti provenienti da tutto il Paese sarebbero stati addestrati ai metodi rivoluzionari e alla sovversione dello Stato”.
La Georgia
Torniamo ora a quanto riportato dal “The Guardian” nel 2004:
“Prima di diventare Presidente della Georgia (nel 2003), Saakashvili, che aveva studiato negli Stati Uniti, si è anche recato da Tbilisi a Belgrado per essere addestrato ai metodi con cui Milosevic era stato rovesciato”.
Per darvi un’idea del livello d’inaccettabile ingerenza americana in Georgia, proponiamo un altro estratto da questo articolo del “Wall Street Journal:
“Con sovvenzioni della Fondazione Eurasia – sostenuta dall’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale – dell’Open Society Institute di Soros e di altri, il Liberty Institute ha svolto dietro le quinte gran parte del lavoro sulle ampie riforme legali di Saakashvili. Anche l’’Ambasciata statunitense ha contribuito, sempre dietro le quinte, fornendo i testi d’esame – approntati dall’American Bar Association – su cui basare i test per i giudici della Georgia: quasi il 90% dei giudici dell’era sovietica non ha superato l’esame, permettendo al governo di licenziarli”.
Ricordiamo che, dopo il colpo di Stato, realizzato in Georgia nel 2003 secondo il Protocollo CIA, sono immediatamente giunti a Tbilisi i più altolocati leader neo-conservatori americani, come Donald Rumsfeld, insieme a decine di funzionari del Dipartimento di Stato, del Dipartimento di Giustizia, del Tesoro e del Pentagono, nonché delegazioni del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Mondiale e di altre istituzioni finanziarie internazionali.
“The Guardian”, che il 26 novembre 2004 aveva pubblicato un dossier intitolato “Campagna americana dietro i disordini di Kiev”, non lascia dubbi sul ruolo americano:
“La campagna elettorale è una creazione americana: un esercizio sofisticato e brillantemente architettato di branding occidentale e marketing di massa, usato in quattro Paesi in quattro anni per cercare di salvare elezioni truccate e di rovesciare governi sgraditi. Finanziata e organizzata dal governo statunitense – con consulenti, sondaggisti, diplomatici, con i due principali partiti statunitensi e con le ONG americane – in Europa, questa campagna è stata utilizzata per la prima volta a Belgrado, nel 2000, per sconfiggere Slobodan Milosevic alle urne”.
L’Ucraina
Il 20 novembre 2013 − tre mesi prima che si concretizzasse in piazza Maidan il colpo di Stato a Kiev − l’ex deputato ucraino Oleg Tsarev denuncia al Parlamento ucraino l’operazione “Tech Camp”, gestita dall’Ambasciata americana a Kiev che fa capo all’Ambasciatore Geoffrey Pyatt:
“Abbiamo prove convincenti − denunciava Oleg Tsarev – che sul nostro territorio, con il supporto e la diretta partecipazione dell’Ambasciata americana, sia stato realizzato il progetto “Tech Camp” allo scopo di scatenare una guerra civile in Ucraina. Il progetto prepara esperti nella guerra mediatica, mirata, mediante i social, a gettare discredito sulle istituzioni dello Stato. In sostanza, prepara dei rivoluzionari per rovesciare programmaticamente l’ordine costituito. Il progetto è sotto la gestione dell’Ambasciatore americano in Ucraina Geoffrey Pyatt”.
Meno di un anno dopo, si realizza esattamente quanto previsto dal deputato Tsarev.
Di fatto, lo stesso Protocollo CIA è stato riprodotto con meticolosa precisione in Ucraina. Il progetto “Tech Camp” è stato applicato in Paesi e continenti diversi, dall’Europa al Sudamerica, da apparati americani che hanno agito dietro le quinte (Stay Behind), servendosi − per rovesciare i legittimi governi − dei canali della pubblica informazione, di estremisti, di mafie locali e dei cartelli della droga.
Ci sono le prove che nel dicembre 2013, pochi mesi prima dell’Euromaidan in Ucraina, il vice segretario di Stato Victoria Nuland e l’ambasciatore statunitense a Kiev Geoffrey Pyatt si siano accordati sui nomi di coloro che avrebbero dovuto entrare nel governo ucraino dopo il colpo di Stato.
È stato mentre si discuteva del ruolo dell’ex pugile V. Klitschko in un futuro governo che Victoria Nuland ha pronunciato il famoso “Fuck EU” intercettato in una conversazione telefonica con l’ambasciatore americano a Kiev (G.Pyatt), il quale le ha fatto notare che dopo aver deposto Yanukovich l’UE insiste per un ruolo di Klitschko come primo ministro dell’Ucraina. Ma i legami troppo stretti di Klitschko con i tedeschi gli hanno impedito di diventare il Presidente dell”Ucraina dopo Euromaidan.
L’ex pugile Klitchko si è poi dovuto accontentare del posto di Sindaco di Kiev, mentre al filoamericano Petro Poroshenko è toccato quello del Presidente dell’Ucraina.
Non è una coincidenza che – dopo il suo doppio mandato presidenziale in Georgia dal 2004 al 2013 – Mikheil Saakashvili voli in Ucraina giusto in tempo per guidare la rivoluzione di Euromaidan del 2014, finanziata dalle stesse persone che avevano contribuito a portare al potere lui stesso e che adesso lo spostavano come pedina su un’altra piazza. E non lui soltanto. Aleksandr Kvitashvili, l’ex Ministro della Sanità in Georgia, formatosi negli Stati Uniti presso la Robert F. Wagner Graduate School – dove era entrato grazie a un programma finanziato dal Dipartimento di Stato americano – dopo la rivoluzione di Maidan, il 2 dicembre 2014, viene nominato Ministro della Sanità ucraino.
Poroshenko, poi divenuto Presidente dell’Ucraina, nomina l’ex presidente georgiano Saakashvili Governatore della regione di Odessa, la più importante dell’Ucraina.
C’è una ragione molto concreta dietro tutto ciò. Sia in Georgia, sia in Ucraina, gli americani avevano messo gli occhi sui laboratori biologici di epoca sovietica che conservavano agenti patogeni a cui il Dipartimento della Difesa USA era particolarmente interessato. Ma, per poter mettere le mani su quei laboratori, era necessaria l’approvazione dei Ministeri della Sanità di entrambi i Paesi. Nulla era stato lasciato al caso.
“The Guardian”, che il 26 novembre 2004 aveva pubblicato un dossier intitolato “Campagna americana dietro i disordini di Kiev”, descrive anche alcune persone e organizzazioni che hanno svolto il loro ruolo:
“Richard Miles, Ambasciatore statunitense a Belgrado, ha svolto un ruolo fondamentale. L’anno scorso, in qualità di ambasciatore americano a Tbilisi, ha ripetuto il trucco in Georgia, insegnando a Mikhail Saakashvili come rovesciare Eduard Shevardnadze. Dieci mesi dopo il suo successo a Belgrado, l’Ambasciatore statunitense a Minsk, Michael Kozak, veterano di analoghe operazioni in America Centrale, soprattutto in Nicaragua, ha organizzato una campagna quasi identica per cercare di sconfiggere l’inossidabile Presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko”.
Per dimostrare che la sparatoria sulla folla di Euromaidan del 2014, durante il colpo di Stato in Ucraina, è stata organizzata e finanziata dagli Stati Uniti e che i cecchini erano stati ingaggiati dall’ex Presidente georgiano Saakashvili, pupillo degli americani, disponiamo di:
- una conversazione telefonica intercettata tra il Ministro degli Esteri estone Urmas Paet e l’Alto Commissario UE per gli Affari Esteri Catherine Ashton, pubblicata da “Russia Today” il 25 febbraio 2014, tre giorni dopo la sparatoria: “Tra la gente, così come tra i manifestanti, ci sono stati morti per mano dei cecchini. Gli stessi cecchini uccidevano le persone su entrambi i fronti. L’impressione è che, dietro i cecchini, ci fosse qualcuno della nuova coalizione, non Yanukovych”;
- delle testimonianze di tre cecchini georgiani, che hanno sparato sulla folla e che hanno successivamente confermato di essere stati ingaggiati dai servizi segreti di Saakashvili;
- un link a una delle ricerche accademiche più complete e ben documentate: l’autore è Ivan Kachanovskiy, ucraino, docente alla School of Political Studies dell’Università di Ottawa. Nel suo studio, l’autore conclude:
“… il massacro di Euromaidan è stato un’operazione sotto falsa bandiera, pianificata ed eseguita razionalmente per rovesciare il governo e prendere il potere. Questo conferma il coinvolgimento di un’alleanza di organizzazioni di estrema destra e di partiti oligarchici”.
In un articolo del 4 marzo 2014 sul Fatto quotidiano Giulietto Chiesa scriveva:
“Un presidente regolarmente eletto è stato destituito con un colpo di Stato militare (…) Aveva stravinto le elezioni democratiche. Deliberamente fatto fuori secondo la metodologia della CIA (…..) La sintesi ce l’ha pubblicamente offerta la signora Victoria Jane Nuland, assistente al Segretario di Stato per gli affari europei e euroasiatici delDipartimento di Stato USA: «Abbiamo investito 5 miliardi di dollari per dare all’Ucraina il futuro che merita».”
Giulietto Chiesa avrebbe approfondito la “dichiarazione Nuland” in un altro articolo, apparso sul medesimo giornale il 10 marzo 2014:
“Dell’enorme cifra investita in Ucraina la signora Nuland rendeva conto al Press Center di Washington. La sua è una frase davvero storica, non solo per la cifra, ma per l’eccezionale assunzione di responsabilità: il futuro dell’Ucraina non è nelle mani degli ucraini, ma nelle mani dell’America. La quale decide qual è il futuro che l’Ucraina “merita”. (….)”
George Soros ha ammesso la sua ingerenza negli eventi ucraini in un’intervista rilasciata a Fareed Zakaria della CNN il 27 maggio 2014: «Una delle cose che molte persone hanno riconosciuto di lei», afferma Zakaria, «è che lei, durante le rivoluzioni del 1989, ha finanziato le attività di vari gruppi dissidenti, gruppi della società civile nell’Europa orientale, in Polonia е nella Repubblica Ceca. Sta facendo qualcosa di analogo in Ucraina?»
Soros, una volta assuntosi i meriti, prontamente rispondeva:
«Beh, ho creato una fondazione in Ucraina prima che diventasse indipendente dalla Russia [prima del 1991]. E, da allora, la fondazione funziona e ha giocato un ruolo importante negli eventi attuali».
La Fondazione di cui parlava Soros era la International Renaissance Foundation, citata nei documenti come l’ente che finanziava il Consiglio Nazionale delle Riforme, organismo governativo composto da Parlamento, Presidente e società civile, che in seguito sarà sarebbe stato accorpato al Project Management Office, l’ente che avrebbe gestito i progetti economici ucraini e le attività relative alle riforme statali.
Il titolo di un articolo del Sole 24 Ore del 3 dicembre 2014 è inequivocabile – «Se Soros e la finanza scelgono il governo in Ucraina» – e svela il ruolo che ha svolto la Renaissance Foundation in Ucraina: “Il nuovo governo ucraino è deciso con metodo da multinazionale. Finanziatore è un guru mondiale dei mercati oggi filantropo” – si legge nell’articolo, che poi scende nei dettagli “Vi sono infatti tre stranieri: un’americana, un georgiano e un lituano.”
Sempre il Sole 24 Ore, in un altro articolo del titolo emblematico: “L’Ucraina vara un governo con ministri stranieri” scriveva:
“Il nuovo governo ucraino sarà filo-occidentale con alcuni stranieri. Il ministro delle Finanze sarà la statunitense Natalia Jaresko, amministratore delegato di un fondo di investimenti del gruppo Horizon Capital. Il portafoglio all’Economia andrà al banchiere lituano Aivaras Abromavicius, partner della società di investimenti East Capital, che ha lavorato in Ucraina negli ultimi 20 anni, dopo aver ricoperto incarichi al Dipartimento di Stato americano. Infine alla Sanità andrà l’ex ministro georgiano Alexander Kvitashvili, che è stato ministro della Salute e del Lavoro nel governo di Tbilisi.”
Tutto viene proposto come se niente fosse. Nel 2014, il legittimo governo ucraino viene rovesciato grazie a un’ingerenza americana.
Soros confessa alla CNN di aver contribuito a rovesciare il regime filorusso. Innanzitutto, non era un “regime filorusso”, ma un governo democraticamente eletto che aveva rapporti con la Russia e l’Unione europea.
L’Ucraina presenta il nuovo governo con ministri stranieri, con ministri americani: acquisiscono la nazionalità ucraina qualche settimana prima, ma uno dei ministri veniva direttamente dal Dipartimento di Stato USA.
Sorge una domanda: chi ha pagato queste organizzazioni, società private che facevano il reclutamento dei ministri? È forse legittimo che una società privata straniera selezioni i membri del governo di un altro Paese? La Renaissance Foundation di George Soros fa proprio questo.
In seguito all’attuazione del colpo di Stato (punto 4 del Protocollo in quel fatidico febbraio 2014, atterra a Kiev un certo Joe Biden, vice Presidente USA con delega agli Affari Internazionali ricevuta dal Presidente Obama: lo scopo è quello di sfruttare il nuovo governo ucraino impadronendosene del suo potere politico ed economico.
Biden ha anche un obiettivo personale: suo figlio Hunter, è stato congedato dai riservisti della Marina quello stesso anno perché risultato positivo alla cocaina. Ed ecco che Hunter Biden viene assunto proprio nel 2014 come consulente nel board della Burisma Holdings con uno stipendio di 50.000 $ al mese: si trattava della maggiore compagnia energetica dell’Ucraina (che trattava sia gas, sia petrolio). In quel board c’è anche tale Joseph Cofer Black, ex Direttore del Centro Antiterrorismo della CIA.
Cosi, secondo il settimo punto del Protocollo CIA, i bombordamenti nel Donbass dal 2014 si intensificano per spingere Putin (punto 8 del protocollo) a entrare in guerra già nel 2016.
Clinton nel frattempo, deve gestire la situazione. L’accordo tra i neoconservatori e Clinton è proprio quello di rendere inevitabile un conflitto tra Russia e Ucraina.
L’elezione di Trump, tuttavia, rimescola le carte in tavola, allungando i tempi. Ma, come vedremo, l’operazione viene felicemente ripresa e portata a termine proprio dall’uomo che nel 2014 l’aveva iniziata a Kiev: Joe Biden.
Ricordiamo una delle prime dichiarazioni di Biden da Presidente degli USA, dichiarazione che sciocca il mondo intero: “Putin è un assassino”. Indubbiamente, i conti tornano.
Tentativo degli USA e della NATO di trascinare la RUSSIA in guerra su diversi fronti
La Bielorussia
Nel 2020 un’altra “rivoluzione colorata” viene provocata a Minsk. L’obiettivo è destituire il Presidente Aleksandr Lukashenko. A tal fine, gli Stati Uniti e i loro alleati della NATO, per attaccare per via indiretta la Russia ai suoi confini, si servono in Bielorussia di mezzi di comunicazione “locali”, finanziati in realtà da loro stessi:
- Radio Liberty viene creata nel 1949 dagli Stati Uniti nei Paesi dell’Europa, dell’Asia e del Medio Oriente per manipolare l’opinione pubblica. Ecco la testimonianza di Karen Agamirov, corrispondente che lavora a Radio Svoboda dal 1989 al 2011: “Quello che dicevano le autorità americane dovevi ripeterlo come un robot, pur nel tuo stile giornalistico: se io avessi criticato qualcosa di americano, avrei immediatamente perso il posto.”
- BELSAT è un canale TV satellitare polacco appartenente alla TVP, in lingua bielorussa, creato per manipolare l’opinione pubblica bielorussa al fine di destituire il Presidente Lukashenko.
Un giornalista viene arrestato il 23 maggio 2021 a Minsk a seguito di un atterraggio forzato per un allarme “bomba”. Roman Protasevich viene successivamente rilasciato dalle autorità bielorusse per avere collaborato e fornito le informazioni preziose in merito al tentato colpo di Stato.
Pertanto il 22 luglio 2021, Roman Protasevich, ex Direttore del progetto “NEXTA” (che opera in rete via Telegram, Twitter e YouTube), che è finanziato dal governo polacco e dal 2020 pubblica informazioni sulle proteste elettorali in Bielorussia, rilascia un’intervista esclusiva all’edizione lituana “Vakaro žinios”:
“Oggi l’opposizione bielorussa non sta lottando per cambiare il Paese, ma per denaro. Così, di fatto, si sta autodistruggendo”.
Nel filmato, tre persone accusate di aver preparato un colpo di stato militare e un attentato alla vita del presidente bielorusso Alexander Lukashenko, ammettono la propria colpevolezza.
Al punto 10 di una Risoluzione del Parlamento Europeo del 24 novembre 2022, l’UE annuncia il suo sostegno alle formazioni antigovernative bielorusse, condannate in Bielorussia per lo svolgimento delle attività eversive: “EU manifesta supporto al Reggimento Kastuś Kalinoŭski e al Reggimento Pahonia, a sostegno dell’Ucraina nella sua difesa contro l’aggressione russa.”
Georgia – Kazakistan – Moldavia
Georgia: il 2 ottobre 2021, le autorità georgiane dichiarano che l’ex Presidente Mikheil Saakashvili ha tentato di inscenare un’altra rivoluzione colorata in Georgia. Tuttavia, grazie all’élite georgiana il progetto fallisce. Attualmente, a livello ufficiale Tbilisi evita il più possibile di sostenere l’Ucraina in guerra, nonostante i costanti tentativi di Soros e del regime ucraino di coinvolgere la Georgia nel conflitto. L’evento si conclude con l’arresto dell’ex Presidente filo-occidentale Saakashvili.
Kazakistan: Nonostante due precedenti colpi di Stato falliti ai confini con la Russia, nel gennaio 2022 l’Occidente cerca di aprire un fronte asiatico destituendo il governo del Kazakistan. Secondo il Presidente kazako Kassym-Zhomart Tokayev:
“C’è stata un’operazione su larga scala e molto ben studiata per rimuovere il governo con l’obiettivo di estromettere i vertici del Paese.”
Anche in questo caso, lo strumento dell’Occidente è la realizzazione del Protocollo CIA. Fortunatamente per il popolo kazako, anche questa operazione USA-NATO fallisce poco prima che inizi l’Operazione Militare Speciale.
Moldavia: gli Stati Uniti e la NATO hanno ancora il pieno controllo della Moldavia attraverso la Presidente Maia Sandu che − nonostante le numerose protese degli abitanti nella capitale contro la politica oppressiva dell’Occidente − sopprime i media del Paese. In Moldavia, vengono chiusi 6 canali TV dell’opposizione e ora le autorità vogliono bloccare Telegram. Gli USA continuano a pompare milioni di dollari per corrompere i media moldavi.
Riflessione conclusiva
Oggi la situazione del pianeta è assai complessa e turbolenta: molti Paesi si trovano in uno stato di crisi politico-militare, economica, sociale e spirituale.
La leadership di quasi tutti i Paesi occidentali non ha il potere di cambiare in meglio la vita del proprio popolo perché da tempo ha perso la propria indipendenza. Come si è visto, dietro quasi tutti i poteri dell’Occidente, vi sono intrighi con grandi multinazionali, lobby e sinistre “fondazioni”. Sembra piuttosto evidente che in Occidente il vero potere sia nelle mani di pochi uomini, resi irresponsabili da un asservimento totale agli interessi di casta.
La Fondazione Soros è diventata uno dei principali centri per pianificare e attuare conflitti a livello mondiale, applicando il Protocollo della CIA che mira a destabilizzare intere regioni del pianeta.
Il Protocollo sfrutta i canali d’informazione pubblica, gruppi di estremisti, mafie locali e persino i cartelli della droga, per esercitare pressioni sulle masse mediante la paura e il fanatismo, aizzandole contro un nemico ad hoc, come i nazisti avevano fatto con gli ebrei.
La propaganda antirussa si serve di un arsenale sofisticato di armi cognitive, di tecnologie informatiche, di tecniche psicologiche: allo scopo vengono imposti in modo quasi arbitrario dei “valori fantoccio”, mascherati da diritti civili.
Lo Stato americano ha assunto in questo processo perverso un ruolo dominante, connotato da una sgomentevole impunità; e se qualcuno, come la Russia, rivendica il diritto di non ubbidire a bacchetta, viene prima ingannato, poi ostracizzato e infine attaccato.
Asserviti loro stessi allo strapotere delle multinazionali (compresi l’imponente complesso militare-industriale e una casta di multimiliardari privi di scrupoli), gli USA sono disposti a tutto, anche a sacrificare il benessere del proprio popolo, pur di conservare il sistema da loro ideato. L’aggressiva politica estera della Casa Bianca, assieme alla protervia della NATO e del blocco militare AUKUS, sono lo specchio di questo quadro distopico.
Perché proprio la Russia è stata eletta al ruolo di “acerrimo nemico”? Nulla di nuovo. Da secoli la Russia, da un lato, “ingolosisce” le potenze occidentali per il suo immenso territorio e le immense risorse, dall’altro, le irrita, a causa delle sue salde tradizioni e della sua cultura millenaria. In sostanza, la Russia ribadisce la sua divergenza ideologico-etica rispetto ai Paesi controllati dal capitale occidentale.
L’ostilità verso la Russia ha portato persino a istituire, nel 1989 − negli Stati Uniti − un organismo statale deputato a distruggerla: il Counter Russian Influence Fund (CRIF), che finanzia, come si è visto, operazioni di manipolazione psico-ideologica in praticamente tutti e 29 i Paesi confinanti con la Federazione Russa.
Se i pacifici cittadini ucraini si rendessero conto di essere diventati uno strumento occasionale nelle mani del più cinico opportunismo occidentale, molte vite potrebbero essere salvate.
La speranza è riposta sulle strutture in grado di influire positivamente sul panorama geopolitico internazionale: l’ONU col suo Consiglio di Sicurezza o le organizzazioni come BRICS е ASEAN; ma, intanto, i Paesi occidentali paiono indifferenti al fatto che la maggioranza degli abitanti del pianeta, compresa un’ampia percentuale dei loro cittadini, sono stanchi dei diktat, delle guerre e delle minacce che vengono sistematicamente messe in atto a loro danno.
A quanto pare, in Occidente e nei Paesi che ne subiscono il controllo, gli esseri umani sono stati spinti verso un deforme e manipolato concetto di “progresso”, sempre più slegato dal vero problema che affligge l’umanità: e questo problema è un egoismo dilagante e protervo che impone all’umanità crescenti sofferenze. In poche parole, il bisogno di supremazia di pochi impone dolore a tutti gli altri esseri umani.