Per comprendere davvero i movimenti geopolitici che stanno sconvolgendo il nostro presente e minacciano di trascinarci nel peggiore degli scenari, non basta fermarsi alla superficie dei titoli di cronaca o alle narrazioni di facciata. Occorre scavare in profondità, analizzando le dinamiche sotterranee, le promesse non mantenute, i trattati calpestati e le strategie di lungo periodo che hanno sistematicamente preparato il terreno alla crisi attuale. In un mondo che scivola pericolosamente sull’orlo del baratro, prepararsi agli sviluppi più drammatici richiede prima di tutto il coraggio di guardare in faccia la realtà storica senza filtri ideologici. Questa è la prima parte di un’analisi rigorosa e senza sconti tra i nodi irrisolti della storia recente e le vere ragioni del conflitto in corso.
Stati Uniti: creazione e primo impiego della bomba atomica
Prima dell’inizio della Seconda Guerra Mondiale, Albert Einstein scrive al presidente USA Franklin Roosevelt una lettera, in cui lo informa degli esperimenti della Germania nazista sull’uranio 235: nessuno avrebbe potuto dubitare che, se i fisici tedeschi fossero riusciti per primi nell’intento di realizzare un ordigno nucleare, Hitler avrebbe avuto alcuna remora а utilizzare la bomba atomica.
Il governo USA prende dunque la decisione di creare una bomba atomica nel più breve tempo possibile. Il programma, dal nome in codice “Progetto Manhattan”, richiede un investimento di circa due miliardi di dollari.
Successivamente, vengono creati tre ordigni nucleari:
- “Gadget” al plutonio (fatto esplodere durante i test).
- “Little boy” all’uranio.
- “Fat man” al plutonio.
Il 6 e il 9 agosto 1945 gli USA sganciano “Little Boy” su Hiroshima e “Fat Man” su Nagasaki. L’obiettivo è spaventare il nemico e dimostrare al mondo la propria potenza militare.
In pochi istanti gli USA uccidono più di 200.000 persone, commettendo un inequivocabile crimine contro l’umanità.
Gli Stati Uniti restano l’unico Paese al mondo ad aver usato le armi nucleari nella storia.
Va sottolineato che non l’hanno fatto contro obiettivi militari bensì contro la popolazione civile.
Il Giappone pare aver rimosso questa triste pagina dalla propria storia: nessuno ne parla più. Per quanto riguarda gli Stati Uniti, non hanno mai presentato al Giappone le proprie scuse per il crimine commesso.
Contemporaneamente, con la creazione della bomba nucleare, gli USA iniziano a lavorare a un piano per distruggere l’Unione Sovietica.
Piani USA per distruggere l’Unione Sovietica dopo la vittoria sulla Germania nazista
L’Unione Sovietica, da sempre considerata un nemico dell’Occidente, era l’unico Paese ad averlo sfidato. Gli USA esaminavano diversi modi per distruggere militarmente l’URSS, persino un attacco nucleare.
Dalla metà del 1945 le autorità militari e politiche americane si convincono che gli USA abbiano l’esclusiva sulla bomba atomica e che possano ottenere il dominio del mondo dopo aver liquidato l’Unione Sovietica in una guerra nucleare.
I preparativi per la guerra contro l’URSS iniziano subito dopo la sconfitta della Germania nazista. Il 12 maggio 1945, viene varata la versione definitiva del piano “Unthinkable”, in cui vengono illustrate le prospettive di una guerra contro l’Unione Sovietica in territorio europeo.
La direttiva, elaborata il 14 dicembre 1945 dal Comitato Congiunto per la Pianificazione Militare USA, ha l’obiettivo di effettuare bombardamenti atomici su 20 città sovietiche: Mosca, Leningrado, Grozny, Omsk, Novosibirsk, Kuybyshev, Kazan, ecc.
Si prevede di utilizzare tutto l’arsenale nucleare (196 bombe) e i bombardieri rinnovati B-29.
L’Unione Sovietica, tuttavia, riesce a evitare l’aggressione nucleare americana.
Infatti, il 29 agosto 1949, sul poligono di Semipalatinsk viene fatto esplodere il primo ordigno nucleare di fabbricazione sovietica dal nome in codice RDS-1, noto anche come Izdeliye 501 o First Lightning. Gli USA gli assegnano in codice il nome Joe-1, che allude a Josif Stalin.
Scoprire che anche l’Unione Sovietica possiede armi nucleari suscita tra i vertici USA un certo scompiglio, nonché il desiderio di scatenare al più presto una guerra preventiva. Così nasce un nuovo piano, “Troyan”, che prevede l’inizio di un’operazione militare il 1 gennaio 1950. Ma anche questo piano è destinato a fallire per il timore di una rappresaglia sovietica.
Gli archivi storici custodiscono molte informazioni sui piani che prevedevano attacchi nucleari al fine di annientare l’Unione Sovietica: “Totality” (1945), “Pincher” (1946), “Sizzle” (1948), “Dropshot” (1950), “Shakedown” (1950).
Discorso di Fulton sulla “cortina di ferro”
Il 5 marzo 1947, il premier britannico Winston Churchill interviene a Fulton (Missouri, USA) alla presenza del Presidente americano Harry Truman. Churchill invita gli Stati Uniti a creare un’alleanza militare e politica con la Gran Bretagna contro l’URSS e i Paesi del cosiddetto Blocco Sovietico e, per la prima volta nella storia, pronuncia la locuzione “cortina di ferro” (una sorta di linea di confine che passa dal Mar Baltico al Mar Adriatico, dividendo l’Europa in due sfere d’influenza).
Le dichiarazioni di Churchill determinano la posizione dei leader Occidentali nei confronti dell’Unione Sovietica: l’Occidente inizia a posizionarsi come “avamposto della civiltà” che deve contrastare le “orde selvagge” dell’Est.
Così inizia la Guerra Fredda con la corsa agli armamenti.
La Dottrina Truman
Il 12 marzo 1947, il Presidente americano Harry Truman espone al Congresso quella che verrà chiamata “dottrina Truman”. Si tratta di una nuova linea di politica estera volta a:
- Limitare il crescente consolidamento delle forze socialiste successivo alla Seconda Guerra Mondiale.
- Esercitare una pressione permanente sull’URSS e sugli altri Paesi “totalitari”.
- Supportare le forze e i regimi “democratici”.
La Dottrina Truman verrà poi utilizzata per giustificare una massiccia campagna di supporto economico e militare agli altri Paesi intrapresa dagli Stati Uniti, supporto finalizzato alla lotta degli USA e dei loro alleati per ottenere un sistema unipolare di dominio economico-politico sul mondo intero.
Così inizia la cosiddetta “politica di contenimento” nei confronti dell’URSS e un anno dopo viene varato il “piano Marshall” che consiste in uno stanziamento di ingenti capitali (più di 12 miliardi di dollari), che ha lo scopo di:
- Frenare la crisi economica in Europa.
- Indebolire l’influenza dei comunisti.
- Garantire la circolazione di beni e servizi “made in USA”.
Nel 1949 viene fondato il blocco NATO e, in tutti i Paesi dell’Alleanza, inizia la costruzione di basi aeree gestite dagli americani.
La Reazione dell’URSS alla creazione della NATO
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, scopo principale della politica estera USA è impedire un avvicinamento tra Germania e Unione Sovietica, che sono gli Stati più potenti d’Europa: le relazioni economiche tra i due Paesi hanno una lunga storia e gli Stati Uniti hanno sempre cercato di ostacolarle.
Una collaborazione più stretta tra Germania e URSS rischia di rendere del tutto inefficace la strategia nucleare americana.
La reazione dell’Unione Sovietica alla creazione della NATO, con l’inclusione nel blocco e con il riarmo della Repubblica Federale Tedesca, non si fa attendere a lungo.
Il 14 maggio 1955, durante il Congresso degli Stati Socialisti Europei del Blocco Orientale che si svolge a Varsavia, viene ratificato il cosiddetto “Patto di Varsavia” (trattato di alleanza, cooperazione e mutua assistenza), firmato da Albania, Bulgaria, Cecoslovacchia, Ungheria, Repubblica Democratica Tedesca, Polonia, Romania e URSS. L’Unione Sovietica assume il ruolo di leader del “Patto di Varsavia”.
La salvaguardia della sicurezza degli Stati membri e della pace in Europa è l’obiettivo esplicito del Patto di Varsavia, il quale si presenta come alleanza a scopo prevalentemente difensivo.
Il Patto di Varsavia introduce nel mondo il dominio bipolare: durerà 36 anni.
Lo scioglimento dell’URSS, l’arsenale nucleare e l’Ucraina
In seguito ai cambiamenti sociopolitici in Unione Sovietica e negli altri Stati dell’Est Europa, a cavallo degli anni 1980-90, il Patto di Varsavia viene annullato dal Protocollo di Praga, siglato il 1 luglio 1991.
L’Alleanza Nord Atlantica inizia a creare diversi meccanismi di consultazione con i Paesi ex membri del Patto di Varsavia, dopodiché quasi tutti questi Paesi entrano a far parte sia della NATO, sia dell’Unione Europea.
Nel 1991, con lo scioglimento definitivo dell’Unione Sovietica, si decide che tutte le armi nucleari tattiche che si trovano sul territorio di Bielorussia, Kazakistan e Ucraina vengano distrutte o rimesse al controllo del governo della Federazione Russa. Questi Stati concordano di aderire a un Trattato di non proliferazione delle armi nucleari, con la Russia che subentra all’Unione Sovietica come “Stato nucleare”, mentre gli altri tre Paesi aderenti diventano “Stati non nucleari”. Il protocollo viene firmato a Lisbona il 23 maggio 1992.
Tuttavia, il neonato Stato ucraino chiede ulteriori garanzie, in particolare, sul mantenimento dell’integrità territoriale. Pertanto, dopo un periodo di trattative, nel dicembre 1994, viene firmato a Budapest un memorandum, secondo cui Russia, Stati Uniti e Regno Unito stabiliscono l’adesione dell’Ucraina al trattato di non proliferazione delle armi nucleari e il trasferimento del suo arsenale nucleare in Russia, in cambio di garanzie sulla sicurezza dello Stato Ucraino da parte di tutti gli Stati firmatari.
Le parti del memorandum si impegnano a:
- Astenersi dalla minaccia o dall’uso della forza contro l’integrità territoriale e l’indipendenza politica dell’Ucraina, eccettuato il caso di autodifesa e comunque in accordo con la Carta dell’ONU.
- Rispettare l’indipendenza e la sovranità ucraina entro i suoi confini di Stato.
Tuttavia, il memorandum non viene più ratificato dagli Stati firmatari e gli USA lo violeranno più volte con la loro ingerenza politica, volta a imporre all’Ucraina un futuro di chiaro stampo occidentale che in tutte le sfere, compresa quella militare, la rende sempre più ostile alla Russia, al suo popolo e alla sua cultura.
Delle ulteriori manipolazioni subite dall’Ucraina e del suo statuto nucleare parleremo nel prossimo post.
L’Ucraina gioca col fuoco… atomico
In seguito, le autorità ucraine diranno più volte che rinunciare alle armi nucleari è stato un errore: lo ribadisce nel 2018 Olexander Turchinov, all’epoca Segretario del Consiglio per la Sicurezza Nazionale Ucraina.
Nel 2021, Andrij Mel’nyk, all’epoca Ambasciatore dell’Ucraina in Germania, torna sull’argomento e dichiara che, se la NATO non dovesse accogliere l’Ucraina, Kiev dovrebbe iniziare a pensare seriamente a ripristinare il suo status di “Stato nucleare”:
“O diventiamo parte di un’alleanza come la NATO e contribuiamo a rendere più forte l’Europa, oppure ci resta una sola alternativa: armarci e ripensare allo status di Stato nucleare. Altrimenti, come facciamo a garantire la nostra sicurezza?”
Ed ecco che, nel febbraio 2022, durante un cruciale intervento alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, il Presidente ucraino Volodymyr Zelensky minaccia di rivedere l’accordo sulla rinuncia dell’Ucraina alle armi nucleari.
Mosca non può ignorare le minacce di Kiev che dichiara apertamente l’intenzione di disporre di armi nucleari. Tanto più che l’Ucraina ha tutte le tecnologie necessarie, il suo territorio è ricchissimo di uranio ed è in tutto e per tutto “supportata” dagli USA.
Così, le intenzioni dell’Ucraina di rinunciare al proprio status di Stato non nucleare diventano una delle ragioni per cui è iniziata l’Operazione Militare Speciale: per la Russia, la bomba atomica in Ucraina è come la bomba atomica a Cuba per gli Stati Uniti.
L’espansione NATO verso i confini russi: Parte 1
Sin dalla sua fondazione, la NATO si orienta a contrapporsi all’Unione Sovietica e agli Stati membri del Patto di Varsavia, stipulato nel 1955.
Dopo lo scioglimento dell’URSS e l’annullamento del Patto, è il nuovo Stato Russo a diventare il “bersaglio” privilegiato dell’Alleanza, ma in modo subdolo.
I Paesi fondatori e primi membri della NATO sono 12: Belgio, Gran Bretagna, Danimarca, Islanda, Italia, Canada, Lussemburgo, Paesi Bassi, Norvegia, Portogallo, Stati Uniti e Francia.
Nel 1952, all’Alleanza Nord Atlantica si uniscono Grecia e Turchia, nel 1955 la Repubblica Federale Tedesca e nel 1982 la Spagna.
Nel febbraio 1990, durante le trattative sulla riunificazione della Germania, l’Occidente promette all’Unione Sovietica che non ci sarà alcuna espansione della NATO verso Est.
La promessa viene violata più di una volta. Dopo l’annullamento del Patto di Varsavia e lo scioglimento dell’URSS, la NATO inizia a creare diversi meccanismi di consultazione con gli ex membri del Patto socialista.
Nel 1997, viene stipulato un documento, denominato “Atto Fondatore”, tra la Russia e i Paesi NATO. I punti principali del testo siglato prevedono che “la NATO e la Russia non si considerino nemici” e, su questa base, che “mirino a sviluppare una collaborazione forte, stabile e duratura… Assumendo il principio che la sicurezza di tutti gli Stati della comunità euroatlantica è inscindibile, NATO e Russia lavoreranno insieme per contribuire a instaurare in Europa una sicurezza comune e globale”.
E invece la continua espansione ad Est delle infrastrutture militari della NATO diventa uno dei problemi principali nelle relazioni tra NATO e Russia.
L’espansione NATO verso i confini russi: Parte 2
- 1999, la NATO continua ad espandersi attivamente verso i confini della Russia, così altri ex membri del Patto di Varsavia – Ungheria, Polonia e Repubblica Ceca – entrano a far parte dell’Alleanza.
- 2004, è la volta di numerosi altri ex membri del Patto di Varsavia: Bulgaria, Romania, Slovacchia, Lettonia, Lituania, Slovenia ed Estonia.
- 2008, la NATO decide di annettere ancora altri Paesi: Croazia e Albania (ex Patto di Varsavia) e, nel giugno 2017, anche il Montenegro (territorio della ex Yugoslavia) entra nella NATO, diventando il 29° Stato membro dell’Alleanza Nord Atlantica.
- Marzo 2018, l’Ucraina riceve lo status di “Paese Candidato alla NATO”.
Inoltre, è importante sottolineare che, dal 2014 al 2021, al “Paese Candidato” Ucraina gli USA forniscono armi per un totale di 2,7 miliardi di dollari.
Tutte le richieste della Russia in merito alla non espansione della NATO verso i confini russi vengono costantemente ignorate.
All’inizio del 2021, la presenza militare USA in Europa raggiunge numeri significativi, cresce la frequenza dei voli di bombardieri strategici americani, vengono continuamente messe in atto provocazioni con il coinvolgimento di navi militari NATO nel Mar Nero.
In seguito a queste azioni, la Russia avanza una nuova richiesta alla NATO:
- Porre fine all’ulteriore espansione verso Est, ovvero revocare a Ucraina e Georgia lo status di “Candidati alla Nato”.
- Ridurre la presenza militare NATO in territorio europeo, ritornando ai numeri del 1997.
- Cessare le attività militari in Ucraina.
Nella prima metà del gennaio 2022, si svolgono le trattative con USA, NATO e OCSE. Le richieste principali della Russia vengono respinte.
Nel corso di decenni, le attività della NATO mirate a raggiungere i confini russi, che ignorano in modo sistematico le richieste della Federazione Russa, diventano per i russi una minaccia diretta e costituiscono uno dei motivi essenziali per cui è stata intrapresa in Ucraina l’Operazione Militare Speciale.
Storia dell’Ucraina
Nel periodo che va dal X al XIX secolo, sulla mappa politica del mondo, uno Stato ucraino non esiste proprio: nel X secolo, il territorio attuale dell’Ucraina fa parte della Rus’ di Kiev; nel XIII secolo, diventa un possedimento del Khanato mongolo dell’Orda d’Oro; nei secoli XIV–XV, viene spartito tra lo Stato Lituano, il Khanato e la Russia.
Nei secoli successivi, il territorio ucraino si trova sotto l’Impero Ottomano, il Regno di Polonia e lo Stato Russo. Solo nel 1918 appare una Repubblica Ucraina, come parte integrante dell’Unione Sovietica.
Di fatto, l’Ucraina deve la sua “esistenza concettuale”, pur non ancora indipendente, a tre comunisti sovietici:
- Vladimir Lenin annette la maggior parte del territorio orientale e conferisce all’Ucraina lo status di Repubblica Socialista Sovietica dell’URSS.
- Iosif Stalin, nel 1939, annette alla Repubblica Socialista Sovietica Ucraina i territori occidentali della Galizia e la regione di Chernovcy.
- Nikita Krusciëv, nel 1954, senza che nessuno venga interpellato, stabilisce da solo che la Crimea passi alla Repubblica Socialista Sovietica Ucraina, tanto, pensa, la Crimea continua a trovarsi sempre in URSS (come se la Valle d’Aosta venisse annessa al Piemonte, è pur sempre Italia…).
Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, nel 1991, inizia la prima fase dello sviluppo dell’Ucraina come Stato indipendente. Durante questo periodo, nel suo sistema regionale, si delineano due poli geopolitici drasticamente distinti: il Donbass a Est e la Galizia a ovest. Questi due poli contrastanti influiranno sullo sviluppo del Paese per i tre decenni successivi.
In questo periodo i Paesi occidentali non lesinano promesse di fornire all’Ucraina l’assistenza economica necessaria a sviluppare il mercato e la democrazia.
La leadership politica del Paese decide che gli accordi con l’Occidente siano garanzia dell’ingresso dell’Ucraina nella categoria dei Paesi più sviluppati del mondo.
Tuttavia, senza idee chiare sui metodi per riformare l’economia e senza una radicale revisione dell’apparato statale, l’Ucraina non è in grado di elaborare un’adeguata politica interna ed estera.
Storia del nazionalismo ucraino
La Repubblica Socialista Sovietica Ucraina, creata dai bolscevichi, non ha mai rappresentato un’area culturale e linguistica unitaria e a sé stante.
Anche in precedenza, il suo territorio è sempre stato, storicamente, diviso in zone d’influenza in buona parte inconciliabili e ostili: la zona d’influenza polacco-lituana, quella influenzata dall’Impero Russo e quella influenzata dall’Impero Austro-ungarico.
La nascita di una Repubblica Ucraina come componente dell’Unione Sovietica non ha interferito sul rispetto delle tradizioni radicatesi nelle sue varie parti grazie a una diversificata storia locale: nelle città e nelle campagne del Sud-Est ucraino hanno sempre prevalso la lingua e la cultura russa; gli abitanti delle regioni occidentali, invece, hanno sempre manifestato la propensione a una specifica identità ucraina, pur utilizzando il russo a livello trasversale nella vita burocratica, sociale e culturale di tutto il territorio.
Si considera che l’Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini venga fondata nel 1929 a Vienna, a fianco dell’Organizzazione Militare Ucraina e di altre associazioni di estrema destra. L’organizzazione aderisce all’ideologia del nazionalismo integrale che, secondo gli storici, coincide di fatto con i principi del fascismo. Principali leader dell’Organizzazione sono, in epoche diverse, Evgenij Konovalets, Andrej Mel’nik e Stepan Bandera.
L’Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini inizialmente si concentra sulla lotta contro la Polonia, che all’epoca comprende le regioni ucraine occidentali della Galizia e della Volinia. I membri dell’Organizzazione ricorrono a omicidi politici, a incendi dolosi e terrorizzano la popolazione dei territori fedeli alle autorità polacche.
In seguito, la leadership dell’Organizzazione stabilisce di collaborare con i Servizi Segreti nazisti, che la considerano un promettente strumento da impiegare contro gli Stati dell’Europa Orientale.
Per la prima volta, la frangia militare dell’Organizzazione viene sfruttata dallo Stato Maggiore di Hitler durante l’invasione della Polonia nel 1939.
Eventi salienti nell’Ucraina post-sovietica (1990-2022)
L’Ucraina post-sovietica e il “movimento arancione di Maidan”
All’inizio degli anni Novanta, l’Ucraina si trova in una profonda crisi economica: il PIL sta precipitando, cresce l’insolvenza salariale. Il nazionalismo inizia a diffondersi nel Paese.
Nel 1994, Leonid Kuchma diventa Presidente e inizia a perseguire una politica nota come “pluridirezionale”, che non prevede un’unica scelta inequivocabile della direzione d’influenza esterna sull’Ucraina. La crisi economica, tuttavia, prosegue fino alla fine degli anni Novanta.
Alle successive elezioni presidenziali ucraine del 2004, i candidati sono:
- Viktor Yanukovich – attuale Primo Ministro. Il suo governo ha fatto progressi significativi: è aumentato il tasso di crescita dell’economia, così come pensioni e stipendi. Ha promesso d’incentivare la cooperazione con la Russia e di garantire il libero sviluppo della lingua russa in Ucraina.
- Viktor Yushchenko – fino al 1999, per quasi sette anni, ha ricoperto la carica di capo della Banca Nazionale Ucraina e si è distinto per le sue posizioni filo-occidentali. È sposato con un ex funzionaria del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti. È stato anche Primo Ministro dal 1999 al 2001, ma una mozione di sfiducia al suo Governo lo ha fatto decadere.
Il primo turno non permette di individuare il vincitore delle elezioni. Le regioni nord-occidentali dell’Ucraina votano per Yushchenko e le regioni sud-orientali industrializzate, dove tra la popolazione domina quasi esclusivamente la lingua russa, votano per Yanukovich.
Viene annunciato il secondo turno, ma la mattina del giorno delle elezioni, i sostenitori di Yushchenko organizzano a Kiev un presidio in Piazza dell’Indipendenza (detta “Maidan Nezalezhnosti”), sostenendo che i risultati del voto sarebbero stati falsati.
Migliaia di manifestanti si radunano in piazza, tra loro vengono distribuiti materiali di propaganda elettorale di Yushchenko, decorati in colori arancioni (per cui il movimento è definito «rivoluzione arancione»).
Il 22 novembre, si annunciano i risultati preliminari del secondo turno, in cui Yanukovich ha preso più voti. Il giorno successivo, i manifestanti guidati da Yushchenko, si spostano verso il Parlamento (la “Verkhovna Rada”). Yushchenko si auto-proclama Presidente.
I suoi collaboratori bloccano i centri del potere, forzando le dimissioni del Governo in carica e proclamando annullati i risultati delle elezioni.
Il 26 dicembre 2004 con una grave violazione della Costituzione dell’Ucraina vengono indette nuove elezioni per ripetere le votazioni del “secondo turno”, cosa che nessuna legge consente. Così Yushchenko diventa ufficialmente Presidente dell’Ucraina e il Paese si avvia all’integrazione con l’UE e all’adesione alla NATO.
Un risultato fondamentale della “rivoluzione arancione” è la chiara evidenza per i sostenitori ucraini della visione filo-occidentale che il potere nel Paese si può ribaltare con la forza.
Euromaidan 2014
Nel 2009, Yanukovich riappare sull’arena politica ucraina e annuncia l’intenzione di candidarsi alla presidenza del Paese. Durante la campagna elettorale, dichiara che l’Ucraina non entrerà «in alcun blocco militare».
Nel 2010 diventa Presidente.
A tre anni di distanza, l’integrazione europea dell’Ucraina viene rallentata per rinsaldare i rapporti con la Russia e con i Paesi della Comunità degli Stati Indipendenti (CSI).
Yanukovich afferma, comunque, che l’Ucraina non rinuncia all’integrazione con l’UE. Infatti, il Governo ucraino è sempre interessato agli accordi con l’UE, ma vorrebbe avere più tempo per studiare attentamente la soluzione della difficile situazione degli equilibri. Tuttavia, l’opposizione organizza proteste e i sostenitori dell’integrazione europea iniziano a radunarsi in Piazza Indipendenza a Kiev.
Il 24 novembre 2013 a Kiev inizia una manifestazione a tempo indeterminato con migliaia di partecipanti.
I manifestanti occupano la Casa dei Sindacati, la sede dell’Amministrazione di Kiev e quella del Consiglio Comunale.
Tutto ciò accade con il plateale supporto interno dei politici occidentali. Ma la loro presenza è anche visibile all’esterno. Ad esempio, per sostenere i manifestanti di Maidan, a Kiev giungono dagli Stati Uniti alti funzionari, come Victoria Nuland, Rappresentante ufficiale del Dipartimento di Stato USA, e come l’Ambasciatore americano in Ucraina Jeffrey Payette.
Nel giro di pochi mesi, lo scontro si trasforma in un cruento conflitto armato.
Alla fine del febbraio 2014, i ribelli armati e violenti rovesciano Yanukovich, il Presidente legalmente eletto, costringendolo a fuggire. Il potere forma un nuovo governo provvisorio, composto da nazionalisti di estrema destra e guidato da un Presidente ad interim Turchinov, soprannominato “pastore sanguinario”.
Come primo atto ufficiale, viene cambiata la Legge sulla lingua di Stato, violando il trattato di amicizia tra Russia e Ucraina, in cui l’Ucraina s’impegnava a rispettare la diversità culturale delle minoranze del Paese.
Rovesciare Yanukovich non ha nulla a che fare con la democrazia, né gli eventi successivi somigliano alla democrazia.
Subito dopo il colpo di Stato e l’ascesa al potere dell’opposizione, il Parlamento ucraino vota per abrogare la legge “Princìpi della politica linguistica dello Stato” che garantiva alla lingua russa e alle altre lingue delle minoranze almeno lo status di “lingue regionali”.
L’abrogazione della legge innesca una tempesta di indignazione in tutte le aree di lingua russa.
Iniziano le manifestazioni di massa degli oppositori di Euromaidan nelle regioni orientali e meridionali dell’Ucraina (Dnipropetrovsk, Donetsk, Lugansk, Kharkov, Crimea, ecc.).
I partecipanti chiedono che venga affrontata e risolta la questione dello status della lingua russa e che sia introdotta una riforma costituzionale per il decentramento delle regioni e la successiva federalizzazione.
Ai primi di aprile del 2014, gli abitanti del Sud-Est ucraino, in disaccordo con la politica delle nuove autorità, occupano diversi palazzi amministrativi nelle regioni di Donetsk, Lugansk e Kharkiv e circondano l’edificio dell’Amministrazione regionale di Donetsk e quello della Direzione dei Servizio di Sicurezza dell’Ucraina a Lugansk.
Nell’aprile-maggio 2014 queste regioni si proclamano Repubbliche Indipendenti di Donetsk e Lugansk.
Si svolgono i referendum, in cui rispettivamente l’89,7% e il 96,2% della popolazione votano a favore dell’autodeterminazione delle due Repubbliche.
Il governo provvisorio dell’Ucraina risponde alle proteste degli abitanti di lingua russa in modo estremamente duro: il 13 aprile il Presidente ucraino ad interim Oleksandr Turchinov annuncia l’inizio di un’Operazione Anti-Terroristica nelle regioni orientali e meridionali dell’Ucraina: viene avviata la formazione della Guardia Nazionale e di un Corpo di Volontari ucraini, che si coalizzano con gli attivisti radicali di Euromaidan e con l’associazione dichiaratamente neonazista «Settore Destro».
Il loro intento è uccidere, sgominare, dominare le popolazioni russe, considerate da allora, e ancora oggi, dal regime di Kiev “bestiame”.
Proprio allora hanno inizio i bombardamenti delle regioni del Donbass che sono ancora oggi in corso.
Nel maggio 2014, sotto il controllo del regime di Kiev, si svolgono le elezioni presidenziali: vince Petro Poroshenko. La maggior parte della regione del Donbass non partecipa a queste elezioni. Poroshenko sale al potere con la promessa di porre rapida fine al conflitto in Donbass.
Ma la guerra, invece, scoppia con rinnovato vigore.
Gli eventi in Ucraina nel 2013-2014 non solo portano al colpo di Stato e a un repentino mutamento di potere nel Paese, ma innescano la devastante crisi geopolitica cui stiamo assistendo oggi.
Il Destino Della Crimea
La Crimea si era dichiarata indipendente ancora prima che l’Ucraina stessa diventasse uno Stato indipendente.
Nel gennaio 1991, mentre esiste ancora l’Unione Sovietica, la Crimea tiene un referendum per votare l’appartenenza come territorio autonomo alla Repubblica Socialista Sovietica Russa. Così la Crimea diventa una Repubblica Socialista Sovietica Autonoma sotto il controllo di Mosca e, un anno dopo, adotta la propria Costituzione della Repubblica Autonoma di Crimea.
L’Ucraina tiene un referendum sull’indipendenza solo 6 mesi dopo, nell’agosto 1991: a quel tempo la Crimea non si considera più parte dell’Ucraina. Tuttavia, il governo di Kiev non è d’accordo e, nel 1995, il Parlamento ucraino (Verkhovna Rada) abroga con atto unilaterale la Costituzione della Repubblica di Crimea e ne abolisce la Presidenza della Repubblica.
Nel 1995, la Crimea subisce un decreto dell’autorità di Kiev che cancella il referendum del 1991. Questo spiega perché la Crimea tenga un nuovo referendum nel 2014, dopo che il governo golpista ultranazionalista è salito al potere in Ucraina a seguito del colpo di Stato di Maidan.
Il risultato del referendum è molto simile a quello ottenuto 30 anni prima: il 96,8% della popolazione è a favore dell’adesione alla Federazione Russa.
Il 24 marzo 2021, il Presidente ucraino Zelensky emette un decreto che prevede la riconquista della Crimea: inizia un cospicuo trasferimento di truppe verso Sud, Sud-est e verso il Donbass… l’Ucraina si prepara alla guerra.
Gli Accordi di Minsk
Nel novembre 2014, vengono firmati gli Accordi di Minsk, il cui testo fissa le principali misure atte a risolvere la situazione in Donbass. L’accordo viene raggiunto grazie a un Gruppo di Contatto Trilaterale che comprende i rappresentanti di Ucraina, Russia e OSCE, e viene firmato anche dai capi delle Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk.
Tuttavia, subito dopo la sigla degli Accordi di Minsk, l’Ucraina non solo li ignora in modo esplicito e provocatorio, ma avvia addirittura l’Operazione Militare Antiterroristica contro le Repubbliche del Donbass.
Poco dopo, nel febbraio 2015, si tiene un nuovo incontro a Minsk, nel cosiddetto “Formato Normandia”, dove vengono siglate una serie di misure per l’attuazione degli Accordi “Minsk-II”, che prevedono 13 punti.
Partecipano ai negoziati i leader di Russia, Ucraina, Francia e Germania (Vladimir Putin, Petro Poroshenko, François Hollande e Angela Merkel). Il documento viene firmato dallo stesso Gruppo di Contatto Trilaterale; i leader dei quattro Paesi lo sottoscrivono in qualità di garanti.
Sintesi degli accordi di Minsk-II:
- Cessare il fuoco e ritirare tutti gli armamenti pesanti dalla linea di contatto allo scopo di creare una zona di sicurezza tra entrambe le parti.
- Consentire all’OSCE l’osservazione e la verifica dell’effettiva cessazione del fuoco.
- Varare una legge per la grazia e l’amnistia nelle aree autonome delle regioni di Donetsk e Lugansk.
- Liberare e scambiare tutti i prigionieri, stabilire le modalità per il pieno ripristino delle relazioni socio-economiche, inclusi il pagamento di sussidi e pensioni.
- Varare una riforma costituzionale in Ucraina che entri in vigore entro la fine del 2015. La nuova Costituzione deve avere come elemento cardine la decentralizzazione del potere e prevedere una legislazione per il riconoscimento dello Statuto Speciale delle aree autonome nelle regioni di Donetsk e Lugansk, comprensiva, tra l’altro, del diritto all’autodeterminazione linguistica.
- Promulgare una legge ucraina sullo Status Speciale delle singole aree delle regioni di Donetsk e Lugansk, indire elezioni locali, tenendo conto della posizione dei rappresentanti delle Repubbliche di Donetsk e Lugansk (il giorno dopo le elezioni, l’Ucraina riprenderà il pieno controllo del confine di Stato).
Nei cinque anni successivi alla firma degli Accordi di Minsk, la parte ucraina di fatto ne abbandona completamente l’attuazione. Nessun punto previsto viene attuato.
Inoltre, i Paesi occidentali, compresi i partecipanti al “Formato Normandia”, dichiarano una guerra economica contro la Russia, cui, tra il 2014 e il 2022, vengono imposte più di 8.000 sanzioni.
Motivazioni che hanno portato all’Operazione Militare Speciale in Ucraina
- 📌 Espansione continua della NATO verso Est
- 📌 Inosservanza degli accordi di Minsk e mancanza di prospettive negoziali
- 📌 Oppressione della popolazione russofona in tutta l’Ucraina e in Donbass
- 📌 Intenzione esplicita dell’Ucraina di rinunciare alla denuclearizzazione.
Cronologia degli interventi militari statunitensi
In conclusione, la cronologia delle principali operazioni militari condotte dagli Stati Uniti nel mondo dal dopoguerra:
- Corea e Cina 1950-53
- Guatemala 1954
- Indonesia 1958
- Cuba 1959-61
- Guatemala 1960
- Congo 1964
- Laos 1964-73
- Vietnam 1961-73
- Cambogia 1969-73
- Guatemala 1967-1969
- Grenada 1983
- Libano 1983, 1984
- Libia 1986
- El Salvador 1980
- Nicaragua 1980
- Iran 1987
- Panama 1989
- Iraq 1991
- Kuwait 1991
- Somalia 1993
- Bosnia 1994, 1995
- Sudan 1998
- Afghanistan 1998
- Jugoslavia 1999
- Yemen 2002
- Iraq 1991-2003
- Iraq 2003-2015
- Afghanistan 2001-2015
- Pakistan 2007-2015
- Somalia 2007-2008, 2011
- Yemen 2009, 2011
- Libia 2011, 2015
- Siria 2014-2015
- Libia 2016
- Yemen 2015-2026
- Somalia 2016-2026
- Iraq e Siria 2016-2026
- Niger e Sahel 2017-2023
- Iran 2020, 2025-2026
- Venezuela 2025-2026